lunedì 7 settembre 2009

Campo Moro - Val di Scerscern - San Giuseppe

E’ venerdì sera, 28 agosto. Abbiamo impiegato 3 settimane per accordarci e programmare un sano giro sulle Orobie e davanti ad una birra Corona, in 5 minuti, abbiamo (a)variato il tragitto e scelto di partire per la Val di Scerscern anche per cercare GNP (massimo 100 piantine a testa). A convincerci sono state le previsioni meteo che purtroppo avevano previsto nubi, pioggia e tempesta in prima mattina. Ma non è stato certo questo a fermare la nostra voglia di avventura!

Ok ore 23. Telefonata ad Erick per avvisarlo del cambio programma e poi a Poul. Erick risponde ed è al cinema a guardare E.T. mentre Poul è in branda dalle 18 e risponde sua moglie Elena.. le lasciamo un messaggio.
Appuntamento alle 7,00 al tennis per gli altri e alle 7,15 per Luca e Max a Chiesa.
Angelo ed Elio non potranno aggregarsi perché hanno scelto un itinerario ben più tosto: il Disgrazia (che poi non riusciranno a compiere a causa del maltempo e di Elio indisposto).

Ore. 6,30 drriiiiinnn… suona la sveglia… doccia veloce e telefonata a Paolo di Brugherio… “pronto… ma dove sono.. che ore sono… chi sono…” accidenti Paolo di Brugherio era talmente a pezzi che non si è svegliato e così è rimasto a Brugherio… peccato perderà una bellissima gita!

Ore 7,00… 7,15… arriva Luca… perfetto!
ore 8,00… ore 9,00… arriva Erick… in perfetto ritardo… spesa veloce e poi si parte!
Obiettivo GNP + anello dello Scerscern ma ci saranno altre sorprese per i nostri eroi!
Punto di partenza sotto la prima diga di Campo Moro (mt. 1990), che si raggiunge salendo da Chiesa Valmalenco e prendendo verso Campo Franscia (mt. 1550) per poi proseguire su strada interamente asfaltata fino alle dighe. Ma prima di arrivare al primo invaso si taglia a sinistra su percorso sterrato e si scende fino alla sbarra. Qui troviamo ampia possibilità di parcheggio. Lasciata l’automobile, iniziamo il cammino con foto di rito sul cartello iniziale.
Si parte: prendiamo il sentiero… accidenti sono quasi le 10… a quest’ora il GNP era già nell’alcool ;-) Saliamo la mulattiera, attraversiamo un bosco di larici ed un ruscello da favola con foto d’obbligo e puntiamo verso l’alpe Musella. Il cielo comincia a far paura… è nero e cattivo.
Arriviamo davanti al rifugio Mitta e come previsto inizia a piovere…poi il temporale ed infine la grandine. Entriamo per ripararci e sorseggiare un thè caldo pensando a come tornare a casa. Dopo mezz’ora ecco un raggio di sole. Perfetto!
Se degli alpinisti prudenti avrebbero mollato… noi no! Decidiamo di proseguire diretti in val di Scerscern. Consegniamo una lettera di addio da far recapitare alle nostre famiglie, il gestore del rifugio sgrana un rosario e poi partiamo.
Riprendiamo il sentiero che in pratica è diventato un ruscello e dopo pochi passi siamo fradici. Ma non molliamo! Seguiamo il triangolo giallo che segnala la variante della V tappa dell’Alta Via che passa per il vallone di Scerscen e arriviamo al ponticello, vicino alle cave di amianto. Accidenti, il nuvolone nero non ci molla… anzi si incazza ancora. Facciamo appena in tempo a puntare verso la casetta dei cavatori attaccata dalla montagna rocciosa che un’altra scarica d’acqua e grandine lascia il cielo per crollare sulla terra. Anche questa volta siamo salvi e abbiamo evitato di bagnarci la testa rischiando però di prendere un tumore nelle cave d’amianto. Altri alpinisti sarebbero scappati a gambe levate… noi no! Intanto una marmotta stava sgranando un rosario mentre gli avvoltoi erano proprio sopra le nostre teste. Dopo aver visitato ogni angolo di quel rifugio in pietra cancerogena ecco delle grotte. L’idea di entrare non tarda ad arrivare e con la luce del telefonino ed il flash della macchina fotografica facciamo speleologia nelle gole. Fantastico! Non è così contenta la testa di Erick dopo quella pietra appuntita caduta su di essa.
Non ci credo… dopo mezz’ora ecco ancora un’occhiata di sole! Che si fa? Ripartiamo. No dai torniamo a casa… macché zaini in spalla e ci dirigiamo ancora a nord!
Dopo migliaia di passi raggiungiamo il Cimitero degli Alpini. Forbici fuori dai sacchetti e cominciano i primi “zac.. zac”… intanto proseguiamo diretti in fondo al ghiacciaio… verso i “Crap bianc”. Sono quasi le 14, pranzo veloce con panini e affettato, un sorso di buon GNP e poi via “zac… zac” senza zaini. 100 piantine a testa non di più. Ore 14,30 interrompiamo le operazioni, dobbiamo proseguire l’ascesa verso il rifugio Scerscern.
Aggiriamo i “Crap bianc” in un sentiero verticale seguendo il triangolo giallo della segnaletica, cammina… cammina… tra rocce e sterpaglie finché giungiamo in un tratto ferrato e proprio davanti a noi.. una… due… tre… meravigliose stelle alpine. Erano anni che non ne vedevo. Stupende! Foto di rito e poi proseguiamo. La salita continua e non finisce mai.
Dopo un’ora finalmente raggiungiamo la sella del vallone Scerscern con vista del rifugio. Pausa per un sorso d’acqua e del cioccolato e poi vista l’ora tarda ripartiamo destinazione San Giuseppe. Sosta di rigore al laghetto della piana e poi ad un casale abbandonato dove troviamo parcheggiata una vecchia Range Rover. La discesa continua seguendo la strada dello Scerscer che un tempo veniva utilizzata per la risalita in auto dei turisti che amavano sciare sul ghiacciaio estivo. Scendiamo ancora, le gambe cominciano a cedere ma proseguiamo senza paura. Arrivati sopra il monte d’Entova tagliamo la costa scendendo da una sentiero segnalato e dopo mezz’ora siamo alle prime baite e allo stallone. Un sorso d’acqua alla fontana e poi proseguiamo. Sono ormai le 19,30 meglio chiamare qualcuno per farci venire a prendere a San Giuseppe. Così dopo vari giri di telefonate sarà Stefano a darci un passaggio fino a Chiesa e noi a premiarlo con una buona birra media al rifugio Sasso Nero. Fine dell’avventura.
La giornata è stata fantastica anche perché abbiamo evitato due potenti temporali della mattina ed un bellissimo sole ci ha accompagnati durante tutto il pomeriggio. In totale abbiamo percorso 45256 passi di 50 cm. di media per una lunghezza di 21,66 chilometri per buona parte in quota oltre i 2000 metri. Oltretutto abbiamo raccolto gustoso GNP che ci ristorerà quest’inverno e due splendide foto di stelle alpine che appiccicheremo sul nostro album del montanaro!
Alla prossima uscita…
Erick, Luca, Max









venerdì 28 agosto 2009

CORNA a...MARA spettacolo!




Una stupenda escursione sulla piramide di erbe e rocce della cima Corna Mara, con vista panoramica sulla lunga costiera che inizia dal pizzo Scalino e divide la Val di Togno e la Val Painale.
Questa la prima vera escursione estiva conclusa dai nostri alpinisti-blogger.
Sono 2 settimane che facciamo giri di e-mail per organizzare la prima uscita seria della stagione, e dopo aver rischiato di prendere i crampi alle dita è arrivato il momento di prenderli alle gambe.
Come il primo amore, la prima uscita non si scorda mai anche perché questa volta è degna del migliore escursionista visto la lunghezza del percorso.


Mi trovo con Luca di fronte all’ospedale di Sondrio e partiamo per Carnale dove Max ci aspetta ansioso per cominciare l’avventura.
Partiamo alla grande, decisi a portare a termine questa escursione senza sapere cosa ci aspetta visto che nessuno dei tre ha mai fatto questo percorso.
Viaggiamo leggeri con zaini quasi vuoti, scarponcini e le classiche braghette con magliettina di cotone. Saliamo seguendo la nostra guida Max, pratico della zona, che ci fa affrontare subito una salita spacca gambe che dopo mezz’ora ci conduce ad una croce da dove si gode di un’ottima vista sul gruppo delle Orobie.
Qui ci fermiamo un attimo a fare delle foto e a bere, ci accorgiamo che io e Luca abbiamo portato solo una bottiglia da mezzo litro d’acqua e che dobbiamo farla bastare fino al prossimo rifornimento chissà dove, mentre Max, che ha lo zaino più grande, per fortuna ha portato una bottiglia da un litro e mezzo.
Risaliamo tutta la cresta che da Carnale porta al piano dei Cavalli, prima restando nel bosco e poi spostandoci sul versante della Val di Togno spettacolare per l’asprità dei panorami, da qui risaliamo da una bocchetta e arriviamo alla piana dei Cavalli dopo circa 3 ore di cammino.
Ci riposiamo un attimo chiacchierando con un simpatico vecchietto del posto che ci spiega il percorso per arrivare in cima alla Corna Mara.
Ripartiamo seguendo l’immaginario sentiero e ci accorgiamo quasi subito di averlo perso dai gestacci del vecchietto che indica la destra quando andiamo a sinistra e indica la sinistra quando andiamo a destra, a un certo punto proseguiamo diritti senza più voltarci e arriviamo ad una conca dove c’è ancora parecchia neve.
La Corna Mara è sopra di noi ma per arrivare bisogna affrontare ancora una salita quasi verticale. Ormai sono 4 ore che camminiamo e la stanchezza inizia a farsi sentire. Affrontiamo quest’ultimo tratto e siamo in cima ad un passo dalla croce, qui ci sono due soluzioni: attraversare a destra per un canale di neve dove una scivolata ci porterebbe direttamente all’inizio della salita oppure arrampicarci a sbalzo sulla Val di Togno, io e Max stiamo valutando quando Luca parte come uno stambecco per la soluzione rocciosa. Io lo segue mentre Max non se la sente e ci aspetta. Seguo Luca che oggi è deciso ad arrampicare e continua nella sua scalata alla vetta dal versante nord dove alcuni tratti esposti mi fanno chiedere perché l`ho seguito. Arrivati in vetta e scattate alcune foto riscendiamo per il versante sud affrontando i pendii innevati che ci portano da Max dove mangiamo il meritato panino. Affettato salatissimo e formaggio piccante ci fanno bere la poca acqua in un istante, iniziamo la dicesa cercando disperatamente un ruscello.
Arriviamo al rifugio Gugiatti-Sertorelli dove ci dissetiamo proseguiamo la discesa dal versante nord-est cercando il sentiero che ci porta alla strada tagliafuoco.
Dopo esserci persi più volte nei boschi e domandato a tutte le persone incontrate intravediamo la strada tanto cercata e una volta raggiunta ci accorciamo che per la seconda volta siamo rimasti senza acqua.
Ad un tratto suona il telefono di Max e mi chiede di aprire la cerniera dello zaino e passaglielo, ormai siamo stremati dalla fatica e dalla sete, ed è proprio qui che succede qualcosa di incredibile.
Apro la cerniera e cerco di prendere il telefono di Max, tocco qualcosa di alluminio e al momento mi sembra di avere le allucinazioni ma quello che vedo è proprio vero. Nel fondo dello zaino vicino al telefono e nascosto dalle calze di ricambio c’è una lattina di Coca Cola . . . siamo salvi . . . beviamo e continuiamo la discesa verso Carnale dove arriviamo verso le 7 di sera.
Una prima uscita veramente bella, ottimo allenamento per le gambe e per lo spirito . . . alla prossima!
by Angelo


venerdì 7 agosto 2009

CIASPOLATA DA FAVOLA...





Neve… c’è! Ok.
Sci d’alpinismo… ci sono? No… azz.
Ciaspole? Si!
Perfetto allora partiamo.

E’ il 14 febbraio, ore 8. Elio, Angelo, Luca e Max sono pronti per una nuova avventura sulle nevi della Valmalenco. Tutti sul Pandino Yellow di Luca perché la neve è tanta e ci vuole una vettura agile, visto che noi siamo di legno.
Elio ed Angelo arrivano da St Moritz e tutti insieme partiamo da Sondrio diretti verso la Val di’ Bachèt. Attraversiamo Lanzada e saliamo fino a Campo Franscia poi saliamo ancora diretti verso la diga e abbandoniamo l’auto nel parcheggio prima del rifugio di Campo Moro. Ecco che comincia l'avventura!

Mettiamo le ciaspole ai piedi… siamo un po’ impacciati ma fa parte della nostra natura :-)
Imbocchiamo la strada che arriva alla sbarra e troviamo i primi cartelli che sono quasi completamente sommersi dalla neve. Dimenticavo la giornata è fantastica, il cielo è azzurro ma non vorrei tralasciare un piccolo particolare: la temperatura segna -20 alla partenza. Nessuna paura, siamo “calienti” dentro… Continuiamo seguendo la traccia di neve lasciata da altri alpinisti e risaliamo addentrandoci nel bosco. Salito il dosso comincia ad imporsi allo sguardo la piramide del Pizzo Scalino (m.3323), cima elegante che dominerà costantemente tutto il nostro giro. Scendiamo verso la conca dove sono situate le prime baite di Campagneda, e dove da poco sorge il rifugio Ca' Runcasc. Noi oltrepassiamo due ruscelli ghiacciati ed imbocchiamo il sentiero (questa volta andiamo a memoria perché siamo i primi essere umani ad esserci passati) procedendo sulla nostra destra diretti verso il Rifugio Cristina. Il nostro intento è fare un giro ad anello ai piedi del pizzo Scalino per mostrare il panorama ad Elio, che per la prima volta visita Campagneda. Saliamo e saliamo, la neve è tanta ma mai come il freddo. Prima di raggiungere la piana ecco sulla destra una Sacra Statuetta incastonata nella roccia. Ci fermiamo per la fotografia di rito perché merita veramente, oltretutto qualcuno prega per avere un termosifone o anche solo un po’ di caldo. 1..2..3..Click! Foto fatta. La salita continua fino alla piana che d’estate è circondata da grandi rocce ma in questo inverno sono completamente sepolte dalla neve. Superato il valloncello raggiungiamo un altro pianoro dove si vede la chiesetta, il rifugio Cristina ed alcune baite. Luca e Angelo salgono sul tetto della prima casupola che è praticamente sommersa dalla neve e poi salllltoooooo… per scendere! Poco dopo incrociamo un gruppo di “Caspoggini” che, con gli sci ai piedi, sono saliti alla Cristina da Acquanegra. Due parole di cortesia e proprio loro ci informano ufficialmente che siamo a -26 gradi. Allucinante :-O . Sono circa le 11 del mattino e il sole è alto in cielo. .. Proseguiamo senza pensarci verso il rifugio (chiuso) e poi ci incamminiamo verso nord est alla base del Pizzo Scalino per tornare all’alpe Campagneda passando dai laghetti. Non si vedono rocce, ma solo un’enorme distesa di neve, senza contare che c’è un vento gelido e pungente. Ma il gruppo di impavidi “ciaspolari” prosegue senza paura! Dopo aver oltrepassato vari sali-scendi e vediamo davanti a noi l'Alpe Prabello e l’inizio della Val Poschiavina. Immaginiamo di vedere anche i laghetti perché sono completamente sepolti dalla neve. Sulla nostra destra c’è sempre il Pizzo Scalino che ci scruta. Fa molto freddo e decidiamo di raggiungere il rifugio per un pasto caldo. Nel tragitto, una ciaspola di Max si rompe a causa del freddo e così siamo fregati… macché si riparte e un po’ a riffa e raffa arriviamo a destinazione. Il gestore ci accoglie (al freddo) ma con quelle temperature non funziona nemmeno la stufa :-)…
Ma la fame è tanta e la polenta fritta con il vino ci scaldano a dovere. Panza piena, ciaspola rotta, salutiamo e scendiamo a valle. Dopo circa 40 minuti arriviamo alla macchina. Il freddo non ci ha ancora abbandonato ma abbiamo concluso una splendida escursione! Felici rimontiamo sulla Pandina Yellow e scendiamo a valle… certo abbiamo i nasi un po’ rossi ma siamo maledettamente contenti!

martedì 16 giugno 2009

Alpinismo: prima uscita... è andata!



E' un tranquillo sabato di marzo.

Ciao Luca, che si fa?
Ciao Massi, ho recuperato sci e scarponi: usciamo per una risalita al Palù?
Ma io non ho mai provato...
Bene allora è giunto il momento. Viene anche mio fratello Stefano.

Ok a dopo!

Partenza da Sondrio verso mezzogiorno.
Luca, ormai esperto alpinista, rientra da una mattinata di scialpinismo sulle Orobie e non contento ci incontriamo in via Bassi a Sondrio. Panda gialla al seguito, due paia di sci d'alpinismo sul portatutto e partiamo destinazione San Giuseppe.
Per Luca, ormai allenato ed esperto, è un'uscita da ridere, per me (Max) è da panico... per la prima volta salirò al lago Palù con le pelli di f..ca... * foca... che avete capito??
Con noi c'è anche Stefano. Anche lui poco allenato ma minimamente preparato.

Parcheggiamo l'automobile a San Giuseppe nello spiazzo adiacente alla seggiovia. Maglie leggere, pelli di f...ca attaccate, racchette lunghe e si parte, destinazione lago Palù. C'è però un problema: gli sci che mi ha recuperato Luca sono alti 1,80 cm., in pratica sono da super G, e gli scarponi sono il 43. Fin qui nulla di straordinario se nonché io abbia il 41 di "pè". Partiamo comunque...





Saliamo, saliamo e saliamo... per il momento tutto bene a parte qualche incertezza nei movimenti. Luca ci da' suggerimenti ed io e Stefano cerchiamo di adattare il nostro stile da clown alla sua tecnica. Risaliamo ancora...







Dopo la strada che corre sotto la seggiovia ci addentriamo nel bosco stando sulla sinistra del versante, verso il Paluetto (mt. 1622).

Da qui proseguiamo sul percorso "ben segnalato" attraversando il Barchetto e la Zocca (mt. 1800) che sono piccoli agglomerati di baite ristrutturate.

Risaliamo ancora e questa volta vediamo la piana del lago Palù (m. 1922).





Bene... siamo arrivati...

Tempo tecnico circa 2 ore. Non male per essere la prima uscita con il 43 di scarponi. Gli sci invece, erano talmente lunghi che sono arrivati al lago con circa 5 minuti di anticipo :-)


Una birra al bar e poi partiamo per la discesa.
Flematti's brother sciano ben sciolti e viaggiano a discreta velocità.

Io mi sento come Fantozzi quando è andato a sciare ad Ortisei con Filini e la signorina Silvani.

Scendiamo lungo la pista blu per ovvie ragioni.

Alla fine dopo una "bella" sciata arriviamo tutti a destinazione sani e salvi.

E' stata proprio una bella uscita!!!

giovedì 26 marzo 2009

GNP SCIANIA è PRONTO PER LA PROVA DEL PALLONCINO ;-)

Il Gnp è pronto e ormai maturo...
anche se a dire il vero su 70 bottiglie prodotte (tutte numerate)
tra regali e bevute ne sono già sparite 20.

Il liquore in questione non è la classica ricetta di genepì
ma una bomba chiamata GNP.

Gli amici che hanno già avuto modo di assaggiarlo
hanno voluto una bottiglietta da portarsi a casa
e la ricetta...


Vi ricordo che il GNP è ottenuto dall'omonima pianta officinale.
Ha un profumo intenso ed inconfondibile, che racchiude tutti gli aromi della montagna.
Il colore naturale è giallo e tendente al verde quando invecchia. A volte capita che si formi sul fondo un sedimento più opaco e denso del liquore, ecco non vuotatelo nel lavandino ma anzi è segno della buona qualità del prodotto fatto artigianalmente.
Il sapore è leggermente amaro, tipico del liquore di erbe.

E' un ottimo digestivo,

Per gli interessati riporto gli ingredienti
però VI RACCOMANDO di RISPETTARE le dosi...
perché alcuni ingredienti se non vengono usati a modo
possono essere nocivi...

Fateci sapere se è buono e buona degustazione!





Ingredienti:
1000 piantine di genepì
10 litri di alcool a 95°
10 litri di acqua
10 chilogrammi di zucchero
100 grammi di menta piperita
10 grammo di noce moscata
60 grammi di semi di garofano
80 grammi d’anice
70 grammi d’issopo
50 grammi d’assenzio


Inserite le droghe e l'alcool in un vaso a chiusura ermetica, e lasciate riposare per 20 giorni agitando di tanto in tanto.

Filtrare il liquore e aggiungere lo sciroppo formato dallo zucchero sciolto nell'acqua bollente. Mescolate e lasciate riposare per un giorno e poi imbottigliate.

Il periodo ideale d'attesa per apprezzare tutto l'aroma del liquore è di sei mesi... ma è talmente buono che se non state attenti dopo 3 mesi vi bevete tutto! ;-)


a presto!